Cą di sbiri


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Civezza.

Che volete di pił?

Paese in mezzo agli ulivi e alto sul mare; per arrivarvi si passa in una sinfonia di tronchi, di rami; l'orizzonte si apre, oltre che sul mare, su altri paesi dai nomi bellissimi, Pietrabruna, Boscomare, su crinali che se ne vanno lontano, come melodie su flutti d'argento; le case e le piazzette sono antiche, di un'intimitą raggrumata nel vento.

C'č un che di sospeso, di dolce, di lieve, una vertigine che viene dalla luce in ascesa.

Pił su del paese, pił su degli ulivi si stende la macchia mediterranea con strade polverose e chiese e sentieri e ovili rosi dai cespugli.

La grazia, che sotto era fragile, si fa rude, si accorda fuori del tempo alla forza del mare.

Poiché le prime alture, bisogna pur dirlo, sono le pił indifese, di un equilibrio che se si tocca si rompe.

Collocata su un costone, arenatavi come una barca, Civezza č fragile e leggera, una nuvola che vi si accosti sembra trascinarla.

Basta un palazzo sghembo per offenderla, e una macchina che passi in un vicolo disturba i morti. E' un paese che ha bisogno di vivere intatto come un ricordo.

Di che sia frutto questa bellezza rimane un mistero: vicoli e cascate di ulivi non bastano a spiegarlo.

Che venga dal fatto che ha, sotto, la luce instabile del mare e, sopra, quella pił ferma di un paesaggio montano?

Francesco Biamonti


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